A Eluana

Immemori, circondammo quel corpo, anno dopo anno,non di pietà, né di amore, ché non ci apparteneva,ma d’acqua e pane, perché restasse, come su uno scranno,a fronteggiar la Morte, che ella più non temeva.E quando infine morì, ché nulla sfugge ai generosi abbraccidella nostra ripudiata Sorella, orride bocche latrarono mefiticiguai,al cielo,che s’aperse,e di grigia cenere asperse il nudo capo,e ipocrita,di mille e mille vocianti sapienti,ch’aveano inteso legar Dio e la Morte,con l’arti idrauliche,alle tiepide membra di un’amica silenziosa,viluppi mostruosi e invisibili dell’orrido sogno,di fotter la tomba mutandola in branda…